Home > Tendenze > Bellezza & Benessere

La nonna coreana del bagno pubblico ha 78 anni e il collo di una sessantenne, senza ritocchi. Finalmente mi ha svelato il segreto (e alla cresima mia zia mi ha chiesto: «Che hai fatto a Seul?»)

La farmacista di Seul ha 60 anni e il viso «in piedi» di una cinquantenne, senza ritocchi. Finalmente mi ha svelato il segreto (e ora il vicino dell'ascensore mi chiede se sono stata in vacanza)

Dopo la menopausa la mia pelle si era spenta e il profilo del viso scivolava verso il collo: nelle foto di famiglia mi mettevo sempre dietro. Poi, in un bagno pubblico di Seul, ho visto il gesto che le nonne coreane fanno ogni mattina e ogni sera sul profilo del viso e sul collo. Quello che è successo alla cresima di mio nipote ha cambiato tutto.

Sotto la luce nuova dell'ascensore ho visto il mio viso spento, con una linea morbida sotto il mento dove prima c'era un angolo. Poi una farmacista di Seul mi ha fatto una sola domanda, e mi ha mostrato il gesto che le donne coreane fanno ogni giorno sul collo. Quello che è successo in quell'ascensore, sei mesi dopo, ha cambiato tutto.

Di Marisa T.

Domenica 4 ottobre 2026

4,2/5 Trustpilot | +100.000 donne

Non dimenticherò mai la cresima di mio nipote, quando zia Rosa mi ha preso il viso tra le mani. Davanti a tutti.

«Ma che hai fatto a Seul? Sei tornata… più tu.»

Ha 84 anni e non dice mai una cosa per gentilezza. Mia sorella si è girata. Il fotografo ha abbassato la macchina.

Quello che le ho risposto ve lo racconto più avanti. Prima dovete sapere com'ero partita.

Sei mesi prima, nelle foto di famiglia, mi mettevo sempre dietro. Non mi vedevo più vecchia. Mi vedevo spenta.

La pelle grigia anche d'estate. La linea del mento che si ammorbidiva. Le guance che scivolavano un po' verso il collo, e il collo che faceva le pieghe ogni volta che guardavo il telefono.

Ho 57 anni. Da quando è arrivata la menopausa la mia pelle è cambiata più in due anni che nei dieci prima. Non me l'aveva detto nessuno.

La crema «rassodante» della farmacia, 48 euro. Il siero col contagocce, 62. La ginnastica facciale vista su internet, tre settimane. Il rullo di pietra, ancora in frigo. Pelle morbida per un'ora. Poi, uguale.

Niente aveva fatto una differenza visibile.

Poi ha chiamato mia figlia Giulia. Da tre anni vive a Seul, dove fa il dottorato, e il coreano ormai lo parla meglio del dialetto di casa.

«Mamma, come stai?» mi ha chiesto.

Mi sono messa a piangere al telefono.

«Giulia, mi vedo spenta. Ho provato tutto. Le creme non fanno niente. Nelle foto non mi riconosco più.»

È rimasta zitta un secondo. Poi ha detto una frase che mi ha cambiato la vita:

«Mamma, vieni a trovarmi. Ti porto al bagno pubblico. Non discutere. Fidati e basta.»

Non dimenticherò mai la mattina in cui mi sono vista nello specchio nuovo dell'ascensore.

L'ascensore del mio palazzo, a Torino, l'hanno rifatto a marzo. Specchio nuovo, luce nuova. Una striscia bianca, proprio sopra la testa.

La prima mattina ho dato la colpa alla luce. La seconda pure. La terza ho capito che la luce non c'entrava.

Il viso era spento, come una lampadina che sta per saltare. E sotto il mento c'era una linea morbida, dove prima c'era un angolo.

Ho 55 anni. In trent'anni di creme non mi ero mai vista così.

La crema «rassodante» della profumeria. Il siero «effetto lifting». La crema notte, il contorno occhi, il fluido per le macchie. La mattina la pelle era morbida per un'ora. Poi, uguale.

Niente aveva fatto una differenza visibile.

Quell'autunno mio marito è stato mandato a Seul per lavoro, tre mesi. La sera prima di partire ho chiamato mia sorella.

Mi sono messa a piangere al telefono.

«Vado dall'altra parte del mondo con una valigia piena di creme che non funzionano. E mi porto dietro una faccia che non sopporto più.»

È rimasta zitta un secondo. Poi ha detto una frase che mi ha cambiato la vita:

«Allora porta un quaderno e scrivi tutto. Guarda come fanno loro. Fidati e basta.»

Ho scritto tutto. Questa è la parte che non pensavo di scrivere.

La scoperta che ha cambiato tutto

Le nonne coreane nel bagno pubblico di Seul

In Corea il bagno pubblico si chiama jjimjilbang. All'ingresso ti danno una tuta di cotone e ci passi ore: si dorme sul pavimento caldo, si mangiano uova cotte nella sauna, si chiacchiera. Le famiglie ci passano la domenica.

Lì ho visto le nonne.

Donne di settanta, ottant'anni, sedute a gambe incrociate sulle stuoie. Rughe sì, tante. Ma la pelle era piena. Il profilo del viso c'era ancora. Il collo stava su. Sembravano… sostenute. È l'unica parola che ho trovato.

Una di loro, la signora Kim, 78 anni, si è accorta che la guardavo. Ha detto qualcosa a Giulia, ridendo. Giulia ha tradotto: «Dice che voi occidentali trattate la pelle come un vestito da lavare. Noi come una casa da tenere in piedi.»

Prima di andare a cambiarsi ha tirato fuori dalla borsa un piccolo stick, grande come un rossetto. Se l'è passato lungo il profilo del viso, sotto gli occhi, sul collo. Senza specchio. Come noi ci aggiustiamo la sciarpa.

Non le ho chiesto niente. Mi sembrava scortese. Ma la domenica dopo è stata lei a farmi segno di avvicinarmi.

Mi ha passato lo stick sul dorso della mano. Trenta secondi, ed era sparito. Niente unto. «Mattina e sera» ha detto, e Giulia ha tradotto. «Da anni. Sempre.»

L'ho guardata come se fosse matta. Uno stick? Io a casa avevo un mobiletto pieno di creme da cinquanta euro.

Lei ha riso, e Giulia mi ha tradotto piano l'ultima frase: «Non conta quanta crema metti. Conta cosa metti, e dove.»

Ero scettica. Dopo tutto quello che avevo provato, avevo smesso di crederci.

Ma non avevo niente da perdere.

La scoperta che ha cambiato tutto

La farmacista di Seul al bancone

Ottobre, quarta settimana. Il freddo secco di Seul mi screpolava le mani. Sono entrata nella farmacia all'angolo, vicino al mercato di Jongno.

La farmacista avrà avuto sessant'anni, gli occhiali sulla testa. Mi ha dato una crema per le mani, poi mi ha guardato il viso un secondo di troppo. E mi ha chiesto, in un inglese lento:

«Cosa mette la mattina sul collo?»

Niente, le ho detto. Sul collo niente. Mai.

Ha annuito, come se le avessi detto che esco senza cappotto a gennaio.

La settimana dopo sono tornata. Con il traduttore del telefono e molta pazienza mi ha spiegato una cosa che in trent'anni di creme nessuno mi aveva detto. Ve la racconto tra poco.

Poi ha tirato fuori dalla borsa il suo stick, grande come un rossetto, e me l'ha passato sul dorso della mano. Trenta secondi, ed era sparito. Niente unto.

«Qui il collo si cura come il viso» mi ha detto. «Mattina e sera. Sempre.»

Pochi giorni dopo, al mercato di Mangwon, ho visto la signora del banco del kimchi, 76 anni, chiudersi il cappotto prima di uscire nel vento e passarsi lo stesso tipo di stick sul collo. Senza specchio. Come noi ci aggiustiamo la sciarpa.

Ho capito che le donne coreane non hanno più tempo di noi. Hanno un gesto solo, piccolo, che sta in borsa. E lo fanno sempre.

Ero scettica. Dopo tutto quello che avevo provato, avevo smesso di crederci.

Ma non avevo niente da perdere.

La prima sera

Lo stick passato lungo il profilo del viso

Tornata a casa ho cercato una formula coreana come quella: con il calcio, l'adenosina, il collagene. In stick. L'ho trovata.

La prima sera mi sono lavata il viso. Mi sono messa davanti allo specchio del bagno. Ho tolto il tappo.

Una passata lenta lungo il profilo del viso, dal mento verso l'orecchio. Una sotto gli occhi. Una sul collo, dal basso verso l'alto: il collo, che da trent'anni restava all'asciutto.

Mi sentivo un po' ridicola, lo ammetto.

Ma dopo trenta secondi era già assorbito. Niente unto, niente pellicola appiccicosa. Niente crema che finisce sul cuscino.

Mi sono detta: «Tutto qui?»

Poi mi è tornata in mente la signora di Seul: «Mattina e sera. Sempre.» La pelle ama la costanza, non i miracoli.

La mattina dopo sono andata dritta allo specchio.

Il profilo era ancora quello. Non vi racconterò bugie.

Ma la pelle era morbida. Più piena al tatto, più distesa all'aspetto. E il collo, per la prima volta, non tirava.

Era un inizio. E lo sentivo sotto le dita.

Dopo una sola sera.

Perché ha funzionato dove tutto il resto aveva fallito

Illustrazione degli strati della pelle e del sostegno

Dopo quella sera sono diventata ossessionata. Ho ripreso tutto quello che mi avevano spiegato a Seul e l'ho rimesso in fila, punto per punto.

Ecco cosa ho capito. E sinceramente, mi ha fatto arrabbiare con tutte le creme che avevo comprato:

Il problema del divano

Con gli anni il viso perde fino al 25% del suo sostegno strutturale.

Pensate a un divano vecchio: la stoffa è ancora bella, è l'imbottitura sotto che cede. Potete idratare la stoffa quanto volete. Se sotto manca il sostegno, si vede lo stesso.

Per questo il viso «scende»: prima il profilo del mento, poi il collo, poi gli angoli della bocca. E per questo si spegne: una pelle che cede prende meno luce.

Per questo mi vedevo grigia anche d'estate.

Il problema del vasetto

Le mie creme idratavano la superficie. Ma una pelle idratata e una pelle sostenuta non sono la stessa cosa.

E poi c'era il collo. La crema la spalmavo sul viso e mi fermavo al mento. Il collo, da trent'anni, restava all'asciutto.

Lo stick invece si passa esattamente dove serve: lungo il profilo del viso, sotto gli occhi, sul collo. Il balsamo resta lì e si assorbe in trenta secondi. E sta in borsa, come in Corea.

Le creme si spalmano dove capita. Lo stick si appoggia dove serve.

Cosa c'è dentro

Ho letto l'etichetta, ingrediente per ingrediente:

Niente profumo. Niente parabeni. Niente oli minerali, retinoidi o acidi.

La cresima che ha cambiato tutto

Zia Rosa prende il viso della nipote tra le mani alla cresima

Sei settimane dopo era la cresima di mio nipote. La chiesa, il cortile, tutta la famiglia.

E qui viene il bello: mi sono truccata in cinque minuti. Un velo di fondotinta. Il mascara. Basta.

La mia pelle stava facendo il suo lavoro.

Quando il fotografo ha chiamato la foto di gruppo, per abitudine, mi sono messa dietro.

È lì che zia Rosa mi ha presa per il viso. «Ma che hai fatto a Seul? Sei tornata… più tu.»

Mia sorella si è girata: «È vero, ti guardavo da prima. Hai cambiato fondotinta?»

E allora ho risposto, a voce alta, perché lo sentissero tutti:

«Sono andata al bagno pubblico, zia. Mi hanno insegnato a tenere in piedi la casa.»

Lei ha annuito, come se fosse la cosa più ovvia del mondo.

Il fotografo ha detto: «Signora, venga un po' avanti.»

Sono dovuta andare un attimo in sagrestia, per non farmi vedere con gli occhi lucidi. Poi sono tornata.

E per la prima volta da anni, nella foto di famiglia, sono andata avanti.

L'ascensore che ha cambiato tutto

L'incontro con il vicino in ascensore

Marzo, a Torino. Due mesi di stick, mattina e sera.

La sera prima mia figlia mi aveva mandato una foto della cena di compleanno, con un messaggio solo: «Mamma, che bella luce in faccia.»

La mattina dopo mi ero truccata in cinque minuti. Un velo di fondotinta. Il mascara. Basta.

La mia pelle stava facendo il suo lavoro.

Sono entrata in ascensore. Stessa striscia bianca sopra la testa. Mi sono guardata, per abitudine, già pronta a dare la colpa alla luce.

Non ce n'è stato bisogno.

Al terzo piano è salito il signor Bruno, con il giornale sotto il braccio. Mi ha guardata sotto quella luce bianca e ha inclinato la testa.

«Signora, è stata in vacanza?»

Ho riso. In un certo senso, sì.

Quella sera ho aperto il quaderno di Seul e ho scritto l'ultima pagina: «Il collo si cura come il viso.»

Per la prima volta da anni, sotto quella luce, mi sono riconosciuta.

La trasformazione che nessuno si aspettava

Alla finestra con la luce di lato

Non mi sono fermata alla prima sera. L'ho usato ogni sera e ogni mattina. E i cambiamenti si sono sommati.

Primo utilizzo: la pelle più morbida e rimpolpata, la mattina. Nient'altro, ed è giusto dirlo.

Settimane 2-3: la pelle più sostenuta. Il collo meno spiegazzato quando guardo il telefono. Pensavo fosse la speranza. Poi gli altri hanno cominciato a notarlo.

Settimane 4-6: i miglioramenti più evidenti. Il profilo del viso mi sembra più definito, la pelle meno grigia alla luce della finestra. Non quello di vent'anni fa: il mio, di un paio d'anni fa.

Oggi: le rughe le ho, e ci sono affezionata. Ma la pelle sembra di nuovo sostenuta. E il viso ha di nuovo luce. Il mio.

E non sono l'unica. In uno studio di percezione su 748 donne che lo hanno usato per 30 giorni, il 95% ha visto guance e linea mandibolare più toniche, il 91% la zona sotto gli occhi più levigata e luminosa, l'87% la pelle più rimpolpata.

Perché nessuno ve lo racconta

Mensola piena di creme a metà

Ecco cosa mi fa arrabbiare.

Per anni mi hanno venduto creme che più o meno funzionano, ma che si fermano alla superficie. E al mento.

Perché se una cosa funzionasse davvero, smetteresti di comprare tutto il resto.

Pensateci: quand'è l'ultima volta che una crema in vasetto vi ha dato una differenza così visibile da non averne più bisogno di un'altra?

Ne vogliono vendere sempre una in più. La crema giorno. Poi la notte. Poi il siero. Poi il contorno occhi. Poi quella «per il collo». Poi quella «rassodante».

Un mobiletto pieno di vasetti a metà. E il profilo del viso che scendeva lo stesso.

Lo stick rompe questo schema.

Uno stick. Trenta secondi. Mattina e sera. Esattamente dove serve: profilo, sotto gli occhi, collo.

E voglio essere chiara: è un cosmetico, non sostituisce un trattamento medico o estetico e non promette di farlo. Chi sceglie altre strade e si trova bene fa benissimo.

Ma nessuno mi aveva mai detto che la differenza non la fa quante creme metti. La fa cosa metti, e dove: sostegno, nel punto giusto, ogni giorno.

In Corea me l'hanno fatto capire così: la pelle non è un vestito da lavare. È una casa da tenere in piedi.

Perché iniziare adesso conta più di quanto pensi

L'ingresso di un bagno pubblico a Seul, al tramonto
La signora del banco del kimchi al mercato di Mangwon

Ecco una cosa che mi hanno detto a Seul e che, sinceramente, mi ha colpita:

Con gli anni il viso perde fino al 25% del suo sostegno strutturale. E non lo perde tutto in una volta: un po' ogni anno.

Vi spiego cosa significa.

Ogni anno l'imbottitura del divano cede un po'. Il profilo del mento si ammorbidisce un po' di più, il collo si segna un po' di più, la pelle prende un po' meno luce. Piano. Così piano che ce ne accorgiamo solo in una foto, o sotto la luce di un ascensore.

Ma ecco cosa conta davvero: più la pelle ha perso sostegno, più tempo serve per vederla di nuovo sostenuta.

L'ho imparato a mie spese. Ho aspettato anni, tra una crema e l'altra, prima di trovare qualcosa che lavorasse davvero sul sostegno.

Quegli anni non me li ridà nessuno. Ma da adesso posso prendermene cura.

Ecco cosa avevo davanti, se non cambiavo niente:

Nei prossimi 12 mesi:

Nei prossimi 3-5 anni:

La realtà?

La pelle non sta ferma ad aspettarci. Non resta com'è: cambia.

Ma ecco la buona notizia: si può cominciare stasera.

Trenta secondi la sera, trenta la mattina. Dal primo utilizzo la pelle più rimpolpata, in 2-3 settimane più sostenuta, in 4-6 settimane i miglioramenti più evidenti.

Ogni sera che lo usiamo è una sera in cui la pelle riceve sostegno, nel punto esatto in cui serve.

La domanda non è se fare qualcosa per la pelle che si spegne.

La domanda è: cominciare adesso, o aspettare che ceda ancora di più?

Non lo dico per spaventare nessuno. Lo dico perché avrei voluto che qualcuno me lo dicesse a 50 anni, invece che dopo.

L'unico problema: funziona solo se non smetti

C'è una sola cosa che le donne di Seul mi hanno insegnato senza bisogno di traduzione.

Non serve usarlo tre giorni e poi dimenticarlo in un cassetto. Funziona se lo usi. Ogni sera, ogni mattina. Come lavarsi i denti.

E per questo ne tengono due: uno in bagno e uno in borsa. Così non restano mai senza.

Nunzya l'ha scritto su Trustpilot in una riga: «Con costanza i risultati arrivano.» E Nadia M.: «Ottimo prodotto..subito acquistati altri 4 stick».

Quello che uso io è lo Stick NAÏLA al Calcio e Collagene: formula coreana con calcio, adenosina, tremella, collagene ed elastina. Adesso ne tengo sempre due: uno sul lavandino, uno in borsa accanto al rossetto.

E zia Rosa ne ha voluto uno anche lei. Dice che per la casa non è mai troppo tardi.

E mia sorella, quella della telefonata prima di partire, ne ha voluto uno anche lei.

In questo momento sul sito c'è l'offerta 1+1 GRATIS: il secondo stick è in regalo, con spedizione gratuita e 90 giorni di garanzia soddisfatta o rimborsata.

Io ve lo consiglio così: uno per voi, e il secondo per non restare mai senza. O per una sorella, un'amica, una zia che nelle foto si mette sempre dietro.

Clicca qui sotto e approfitta dell'offerta 1+1 GRATIS

Provalo senza rischi →

L'offerta scade tra

:00:00:00

🚚 Spedizione gratuita

💰 Soddisfatta o rimborsata: 90 giorni

259 recensioni Trustpilot

Cosa dicono le donne

Recensioni vere di clienti vere

Clara F.

"Dopo solo poche settimane con Naila, il mio 'collo di tacchino' è visibilmente più tonico e la mia linea mandibolare sembra più giovane di anni."Cliente verificata

Elena R.

"Naila ha reso la mia pelle più compatta, le mie labbra più lisce e anche le rughe verticali del collo sono ormai quasi invisibili."Cliente verificata

Patrizia

"Lo specchio mi rimanda un viso più luminoso"Recensione Trustpilot

Dagmar

"Dopo 3 settimane il contorno occhi risulta effettivamente più disteso e riposato"Recensione Trustpilot

Se sei arrivata fin qui, meriti di ritrovare la tua luce

Ho passato anni dietro, nelle foto di famiglia.

Evitando gli specchi. Evitando la luce di lato. Comprando un'altra crema, sperando che qualcosa mi facesse sentire di nuovo me.

Ma quel giorno alla cresima, mentre zia Rosa mi teneva il viso tra le mani, non si trattava di zia Rosa.

Si trattava di me.

Non ero diventata vecchia. Mi ero spenta. E nessuno mi aveva detto che si poteva fare qualcosa.

E nel momento in cui mi sono riaccesa, con le mie rughe e la mia età, ho capito che non dovevo più nascondermi dietro a nessuno.

Ho passato mesi a dare la colpa alla luce.

Alla luce dell'ascensore. Alla luce del bagno. Alla luce dell'inverno. Comprando un'altra crema, sperando che qualcosa mi facesse sentire di nuovo me.

Ma quella mattina, quando il signor Bruno mi ha chiesto se ero stata in vacanza, non si trattava del signor Bruno.

Si trattava di me.

Non era la luce. Era la pelle che non aveva più sostegno. E nessuno mi aveva detto che si poteva fare qualcosa.

E nel momento in cui l'ho capito, con le mie rughe e la mia età, ho smesso di avere paura degli specchi.

Provalo senza rischi per 90 giorni →